Eventi e realtà virtuale

Ci sono almeno 3 casi in cui dovresti pensare alla realtà virtuale per un tuo evento

Se vi siete persi le puntate precedenti e non sapete cosa sia la realtà virtuale potete recuperare questo articolo, oppure riassumo brevemente con una definizione accademica:

la realtà virtuale è quando ti metti un caschetto in testa e sei in un altro mondo.

Bene. Oggi la VR (virtual reality) ha diverse linee di utilizzo, dai giochi al training, dall’architettura al medicale.

Ma c’è un ambito trasversale alle categorie che reputo particolarmente interessante: gli eventi.

Dunque, se stai organizzando un evento, qualsiasi evento, vediamo 3 casi in cui potresti, o meglio, dovresti, pensare alla realtà virtuale.

1. MATRIMONIO
Si, avete capito bene.

Matrimonio = budget = divertimento = vale tutto.

Se stai organizzando il tuo o quello di qualcun altro, e vuoi fare “lo strano”, questa è la strada giusta. Taglia i giocolieri e le ballerine, chiama musicisti più scarsi, metti meno fiori, fai fare le foto a tuo cugino e sostituisci il tutto con una postazione di VR.

Ti basta un operatore con la sua attrezzatura.

E poi?

E poi si gioca a The Wedding Crashers, un gioco nel quale ognuno con il proprio avatar può divertirsi a rovinare un matrimonio, facendo scoppiare risse e buttando la sposa giù dall’ultimo piano di un grattacielo. Scorretto, malsano e maleducato, è il gioco per confinare tutta la poca eleganza degli invitati più rozzi in un’ambiente virtuale, lasciando la location intonsa.

Ok scherzavo!

Ma il gioco esiste davvero, quindi potresti anche prendere in considerazione questa idea balorda.

Adesso parliamo seriamente.

La realtà virtuale è al momento una tecnologia abbastanza costosa, ma non così tanto come si potrebbe pensare.

Se è dunque vero che per la festa di compleanno di tuo figlio è forse troppo, una PMI non avrà problemi a metterla a budget per un evento importante, a patto che l’idea sia buona.

Infatti, non basta dire “realtà virtuale” per generare entusiasmo e soddisfazione. Bisogna metterci la testa e fare un bel progetto (con i giusti professionisti).

Vediamo dunque il primo caso (davvero) in cui questa tecnologia merita di comparire tra le possibilità e perché.

1. L’EVENTO NELL’EVENTO

Se stai organizzando un grande evento, tipo un expo, un festival o una fiera, e vuoi offrire a un numero ristretto di partecipanti VIP un’esperienza esclusiva, la VR potrebbe veramente fare al caso tuo.

Sempre tenendo conto che nella maggioranza dei casi si “partecipa” uno alla volta (quindi attenzione a creare file di attesa), potresti far provare agli invitati non solo qualcosa di nuovo, ma di davvero speciale.

Interessante è incastrare l’immersione in un’esperienza di realtà virtuale in un percorso tematico che abbia un prima e un dopo.

Quindi puoi lavorare anche su altri canali per preparare il campo al momento clou, e poi sviluppare una sorta di chiusura o commento di ciò che è accaduto e di come questo si riflette nel tema centrale dell’evento.

2. GUERRILLA MARKETING

Si, può sembrare una buzz word di quelle ormai scadute, ma al momento non trovo un sinonimo migliore.

Intendo comunque momenti di aggancio del pubblico (e conseguente documentazione delle reazioni) in contesti densamente frequentati, a scopo commerciale o promozionale.

Si va dal classico evento di brand awarness nel centro commerciale o nella piazza di una città, fino allo spot virale ultra costoso.

Bene, la realtà virtuale può essere la porta verso un’altra dimensione nella quale tutto può succedere. È un concetto di grande efficacia perché comunica con la parte più fantasiosa del nostro immaginario, da Alice nel paese delle meraviglie alle Cronache di Narnia.

Si può scegliere se mostrare agli spettatori ciò che il partecipante che si trova nella realtà virtuale sta vedendo in quel momento, oppure no, lasciando tutti nel dubbio a interpretare le movenze e le reazioni imprevedibili dell’utente.

D’obbligo invitare giornalisti o fingere un finto happening super segreto simulando delle soffiate.

L’importante è che se ne parli.

3. RETAIL IN TUTTE LE SALSE

I negozi sono forse il luogo ottimale per installazioni di VR. In particolare nei settori fashion e design e in particolare nel prossimo futuro, quando i brand inizieranno a cambiare pelle ai propri show room in un’ottica omnicanale.

Inaugurazioni (meglio se su invito), presentazioni stampa di nuove collezioni o linee di prodotto, anniversari o feste private: il negozio è lo spazio delle esperienze e la realtà virtuale è la tecnologia giusta.

Qui le aspettative sono probabilmente più alte che nei casi precedenti, perché lo store è un ambiente curato e funzionale e le sbavature non sono ammesse.

È poi importante progettare l’evento in sincronia con il brand ma creando obiettivi ad hoc per l’evento specifico.

Tecnicamente è possibile fare di tutto:

    • visitare uno showroom virtuale creato appositamente e accessibile solo in VR.
    • vendere prodotti ultra-introvabili o in mega-anteprima, solo in VR.
    • testare campagne o linee di prodotto registrando azioni, reazioni e interazioni degli utenti.
    • organizzare esperienze mistiche, artistiche e olistiche intorno ai brand.
  • valorizzare uno spazio in modo permanente: avete presente i monitor appesi al muro o gli ipad sulle colonnine? Ecco, siamo una decina di passi oltre e il pubblico apprezzerà.

Conclusioni

L’evento è una non-categoria nella quale si può osare, azzardare e rischiare più che altrove, alzando l’asticella per creare un ricordo indelebile nei partecipanti.

A volte dobbiamo affrontare obiettivi legati alla sfera emozionale e alla reputazione, quindi possiamo distogliere l’attenzione dalle revenue per concentrarci sulla parte più creativa.

Ecco quindi che una tecnologia come la realtà virtuale può diventare un asset strategico in grado di fare la differenza sia per decretare il successo dell’evento nel momento in cui si svolge, sia per produrre contenuti promozionali di qualità che facciano vivere l’evento e e messaggio del brand, anche molto a lungo nel tempo.

Photo by Marcin Kempa

L'autore

Antonio Laudazi

Innovation manager e consulente su strategia e trasformazione digitale. Nel 2012 fondo Marte5, agenzia specializzata in tecnologie immersive, oggi parte del Polo Digitale.
Autore del libro “Niente sarà più come prima”, (Dario Flaccovio Editore) e docente di tecnologie immersive presso l’Accademia Leonetto Cappiello di Firenze.
Co-fondatore di Psicologia 4D, laboratorio sul trattamento delle fobie tramite psicoterapia e realtà virtuale.

Antonio Laudazi

Innovation manager e consulente su strategia e trasformazione digitale. Nel 2012 fondo Marte5, agenzia specializzata in tecnologie immersive, oggi parte del Polo Digitale.
Autore del libro “Niente sarà più come prima”, (Dario Flaccovio Editore) e docente di tecnologie immersive presso l’Accademia Leonetto Cappiello di Firenze.
Co-fondatore di Psicologia 4D, laboratorio sul trattamento delle fobie tramite psicoterapia e realtà virtuale.

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Il gufo è simbolo di conoscenza, saggezza e capacità di osservazione. Il modo in cui vede è molto diverso dal nostro, ma come noi vede ciò che gli serve vedere per sopravvivere. In questo, al pari di altri animali, mi ricorda che la realtà è relativa e che la natura non ha pensato solo ad “ottimizzare” l’uomo.
Le tecnologie immersive hanno questa stessa caratteristica. Possono offrire punti di osservazione differenti o completamente nuovi, materializzare le immagini della nostra mente e offrire una differente interpretazione del mondo.